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GOOGLE TRANSLATE: TECNOLOGIA SI’, MA AL SERVIZIO DELL’UOMO

by / sabato, 03 dicembre 2016 / Published in Dotwall
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2 dicembre 2016 – Per rendere più efficiente il sistema di traduzione automatica di Google Translate, l’azienda ha creato un nuovo linguaggio basato sulle informazioni elaborate da una rete neurale artificiale.
Google Translate attualmente supporta 103 lingue, traduce più di 140 miliardi di parole al giorno ed è stato recentemente reso più efficiente dall’introduzione di un sistema basato su una rete neurale artificiale in grado di tradurre meglio le lingue più diffuse al mondo.

Ora si apprende dal blog ufficiale di Mountain View che Translate potrà gestire anche le lingue meno comuni, quelle per cui non è stato direttamente programmato, grazie alla creazione di un suo linguaggio artificiale. I tradizionali sistemi di traduzione automatica di solito rompono le frasi in parti più piccole e poi traducono le singole parole, espediente che spesso produce frasi senza senso compiuto. Il nuovo sistema che sfrutta la rete neurale artificiale, il Google Neural Machine Translation (Gnmt), può lavorare su un’intera frase in modo tale da riuscire a capirne il contesto e produrre traduzioni migliori. Attualmente tale sistema è applicato alle otto lingue più diffuse del mondo: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese, giapponese, coreano e turco. L’italiano è escluso ma Google ha promesso che impiegherà la Neural Machine Translation per tutte le 103 lingue normalmente supportate.

Ma non è finita qui, perché i ricercatori di Google parlano già di un’estensione di questo sistema al punto di non avere più bisogno di gestire la traduzione basandosi su una selezione di lingue di riferimento: se per tradurre dal giapponese al coreano prima era necessario passare per l’inglese, per esempio, rischiando così di alterare il significato della traduzione, ora non sarà più necessario. Nasce così una vera e propria interlingua, una sorta di nuovo linguaggio comune che non può essere letto o usato direttamente dall’essere umano, ma è perfetto per essere sfruttato dai sistemi di traduzione.

Potremo fare a meno dei traduttori, delegare in toto il lavoro alla Machine Translation (MT)?
Niente affatto
. Come ricordano molti esperti di innovazione applicata al multilinguismo, la tecnologia è ormai indispensabile per ridurre tempi e costi e consentire di creare banche dati a disposizione di aziende e professionisti, ma solamente un essere umano è in grado di comprendere appieno il contesto e le caratteristiche lessicali e stilistiche, con un approccio semantico orientato alla localizzazione e non alla mera traduzione.

Il co-fondatore di Dotwords e advisor di Singularity University David Orban sottolinea come “uno degli aspetti più promettenti risieda proprio nella capacità di team di persone di utilizzare l’Intelligenza Artificiale – anche avanzata – per migliorare le proprie prestazioni”.

Ecco perché il team di R&D di Dotwords sta lavorando a un progetto di integrazione dei diversi software e si sta concentrando sull’integrazione della Machine Translation, partendo dal presupposto che il futuro sarà sempre più orientato alla qualità del lavoro di post-editing.

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