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TRADURRE È SEXY…

by / lunedì, 31 agosto 2015 / Published in Dotwall
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31 agosto 2015 – “…Apologia di un mestiere felice e sottovalutato”: questo il titolo dell’articolo pubblicato dall’Espresso in cui Marco Filoni ci racconta il bellissimo libro “Mai più come ti ho visto. Gli occhi del traduttore e il tempo”, recentemente uscito per i tipi di Einaudi, per opera di Massimo Bocchiola, traduttore di autori di altissimo profilo, da Kipling a Samuel Beckett, da F. S. Fitzgerald, a Paul Auster, Irvine Welsh e Bukowski.
Filoni ci affascina con un ampio paragone tra l’arte della traduzione letteraria e le relazioni d’amore, citando Bufalino, Kundera e soprattutto il poco noto Breviaire-d-un-traducteur , un delizioso pamphlet (purtroppo non ancora tradotto in italiano!) di Carlos Batista, traduttore dal portoghese al francese.
Ci viene delineata una sorta di “corrispondenza di amorosi sensi” tra l’autore e il traduttore, tra i quali andrebbe creandosi un rapporto unico, di cui il lettore è testimone inconsapevole.
Accanto alla passione, a onor del vero, Bocchiola nel suo libro mette fortemente in luce l’importanza della disciplina e di un inesauribile studio della lingua per chi esercita questo mestiere, che spesso deve costruirsi un vero e proprio vocabolario tecnico su argomenti che mai si sarebbe sognato di affrontare.
In conclusione, tra tutte le parole ricercate e raffinate che certo conosce, Bocchiola ne sceglie una molto semplice per spiegare cosa lo porta ancora a tradurre con la stessa passione di sempre: “Tradurre testi letterari è bello. Consente di impossessarsene a proprio uso e nel contempo – se lo vogliamo, se ne siamo capaci, molto o poco – di farne dono agli altri. Inoltre, dopo tutti questi anni, il pensiero di non tradurre nulla per un periodo prolungato mi dà un inevitabile senso di vuoto, di routine sconvolta. Di una routine, peraltro, che ha una sua natura molto specifica, che potrei definire la felicità del traduttore”.

Laura Poggio

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