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TRASPARENZA E SEMPLICITA’: LA CRUSCA SMASCHERA I FORESTIERISMI

by / giovedì, 18 Febbraio 2016 / Published in Dotwall

18 febbraio 2016 – Oggi si è svolta la 3° edizione dell’annuale Giornata del lavoro agile, con l’adesione di 160 aziende e oltre 10.000 lavoratori: avrebbe riscosso un analogo successo uno Smart Working Day? Tra gli addetti ai lavori forse sì, ma di certo avrebbe ricevuto un minore interesse da parte di coloro che non ne conoscevano il significato.

L’uso di espressioni italiane al posto dell’abuso di forestierismi è al centro del lavoro del gruppo Incipit, formatosi nel 2015 presso l’accademia della Crusca: studiosi e specialisti della comunicazione si pongono l’obiettivo di segnalare i neologismi stranieri di forte impatto pubblico, eliminando qualsiasi connotazione scorretta o, peggio, fuorviante dal loro significato.

Uno dei suoi membri più illustri è il Professor Claudio Giovanardi, ordinario di Storia della Lingua Italiana presso l’università Roma Tre, che ci ha illustrato le modalità di azione e gli obiettivi del gruppo Incipit.

“Non si tratta di un puro esercizio accademico o di autoritarismo linguistico, ma di impegno civile: intendiamo smascherare solo i forestierismi incipienti – ossia in fase di entrata nella lingua, non ancora di uso diffuso e comune – ritenuti di dubbia utilità e trasparenza, suggerendo ai media e alle organizzazioni una serie di alternative di facile comprensione al largo pubblico.”

Pare assurdo, in effetti, la scelta dell’equivoco hot spot in luogo di un semplice centro di identificazione dei migranti, così come l’utilizzo di voluntary disclosure – l’operazione con cui si dichiarano al fisco capitali indebitamente detenuti all’estero – invece di chiaro a tutti collaborazione volontaria.

“Abbiamo recentemente invitato gli operatori finanziari e gli organi di informazione – prosegue il prof. Giovanardi – a evitare, nell’uso e nelle comunicazioni con il largo pubblico, l’espressione tecnica inglese bail in, la quale può essere sostituita da salvataggio interno”.

Il salvataggio interno di una banca in difficoltà comporta l’uso forzoso di risorse dei clienti della stessa banca, diversamente dal salvataggio esterno, in inglese bail out, praticato in precedenza.

Gli istituti bancari (come era loro obbligo) hanno inviato ai correntisti spiegazioni della novità, che riguarda direttamente chi ha investito o depositato il proprio denaro. In molti casi però, come abbiamo potuto verificare, le spiegazioni erano esageratamente lunghe, oscure e verbose: il termine inglese era in bell’evidenza in questi comunicati, mentre la traduzione italiana, se c’era, risultava difficile da individuare, benché sicuramente necessaria per comprendere davvero la sostanza dell’avviso.”

Abbiamo tanti esempi di forestierismi ormai radicati nel linguaggio comune: dallo sport ai selfie, dalle email allo stalking: è giusto tentare di estirparli?

“Il nostro gruppo non ha un approccio anacronistico e non ha alcuna intenzione di tentare di agire su parole innocue e già di uso corrente, come quelle menzionate, seppur discutibili dal punto di vista linguistico. Noi desideriamo proporre delle alterative prima che sia troppo tardi, quindi nella fase di entrata nella lingua, ed esclusivamente nel caso di parole di impatto pubblico. Siamo appena intervenuti sulla stepchild adoption, per esempio.”

Un parere politico?

“Certo che no, bensì un parere linguistico per favorire il dibattito politico e civile su un tema di grande impatto pubblico. Stepchild adoption è un anglismo assolutamente improponibile: non è espressione immediata e trasparente di un concetto e oltretutto richiede una certa perizia nell’uso dell’inglese, tanto è vero che anche in Parlamento più di un senatore ha mostrato qualche impaccio di pronuncia.

Incipit non è contrario alla perifrasi adozione del figlio del partner. L’accettazione di partner, anzi, ci aiuta a sgombrare la strada dalle obiezioni di coloro che erroneamente attribuiscono a xenofobia le nostre caute raccomandazioni. Tuttavia, in questo caso la nostra ambizione è maggiore: il prof. Sabatini ha lanciato la proposta di tradurre stepchild con un neologismo tutto italiano: configlio. Esso è modellato in analogia ad altri gradi di parentela acquisiti da tempo, come compare, consuocera, ecc. Questa parola dal significato chiaro, analoga a parole di alto uso nell’indicare parentele, già sta incontrando un certo favore (anche perché la traduzione letterale di stepchild in figliastro non si adatta certo ai tempi nostri e alle nostre leggi).”

Rispetto a stepchild adoption, dunque, quel è la proposta alternativa del gruppo Incipit?

Adozione del configliofermo restando che la già circolante e più analitica perifrasi adozione del figlio del partner è di per sé una soluzione accettabile e comunque preferibile alla misteriosa e fuorviante espressione inglese.”

Non resta che seguire con attenzione i prossimi interventi del gruppo Incipit, ricordando l’endemica esistenza, come notava il professor Michele Ainis sul Corriere della Sera, di una certa ipocrisia linguistica e di una voluta oscurità verbale volta a fuorviare il cittadino:

Tre secoli fa, Ludovico Muratori (Dei difetti della giurisprudenza) puntava l’indice contro le oscurità legislative, denunziando un vizio etico, prima ancora che giuridico. (…) L’ipocrisia verbale, oggi come allora, è il cancro dei nostri costumi nazionali, e non soltanto nella sfera del diritto. Mentre l’uso di «parole precise» comporta un impegno d’onestà, come ha osservato in ultimo Gianrico Carofiglio. D’altronde, in caso contrario, resta impossibile lo stesso confronto delle idee.”

 

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